CONVEGNO / IL CULTO DELLA GRANDE DEA MADRE IN EUROPA
Da Demetra alla "Mamma Schiavona"
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Due giorni di convegno a Bologna su "Il mito e il culto della Grande Dea: transiti, metamorfosi, permanenze", sul tema della Dea Madre nell'Europa neolitica: sono intervenuti, tra gli altri, John Marler, Marino Niola - di cui pubblichiamo una analisi sui contorni campani del tema - Maria Antonietta Fugazzola Delpino, Tilde Giani Gallino, Laura Faranda, Lucetta Scaraffia. da "Il Mattino" del 23.11.2000. Secondo una leggenda di origine medievale Virgilio, che oltre ad essere un grande poeta, sarebbe stato anche un potentissimo mago, si recò sul Monte Partenio, che con la sua mole sovrasta la città di Avellino, per interrogare la dea Cibale, una delle Grandi Madri Mediterranee, circa un misterioso evento futuro, predetto nel Libri Sibillini. La dea, evocata con incantesimi ed erbe magiche, avrebbe rilevato al sapiente indovino che, di lì a poco, una Vergine avrebbe dato miracolosamente alla luce il futuro salvatore del mondo. |
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| Che è poi la reinterpretazione
in termini cristiani della quarta Ecloga virgiliana. Oggi, sulla
vetta del Partenio, al posto del tempio di Cibale, sorge il Santuario
dedicato alla Madonna di Montevergine, la Mamma Schiavona.
Un imponente pellegrinaggio, immortalato da artisti, come Louis Robert,
Alexandre Dumas, Raffaele Viviani, chiama da secoli migliaia di
pellegrini da Napoli e da altre località della Campania a gettarsi ai piedi di questa Madre Bruna.
Nel corso di una lunga ascensione notturna i devoti rinnovano, inconsapevolmente, l'antichissima pratica devozionale della salita al Tempio di Cibale e di Artemide, l'altra Signora della natura,
il cui Santuario si trova su queste alture.
Un tempo i fedeli usavano passare la notte dentro la Chiesa perpetuando così la pratica precristiana della incubatio che consisteva nel dormire all'interno dello spazio sacro perché il nume potesse manifestarsi nel sonno. Oggi tale uso è interdetto dalle autorità ecclesiastiche, ma i devoti continuano la loro veglia notturna intorno al santuario cantando la tradizionale Fronne con il solo accompagnamento del tintinnio dei tamburelli e danzando lunghissime Tammurriate in onore di Mamma Schiavona. Una scena che sembra evocare la danza dei devoti di Iside e il canto intonato dai sacerdoti tonsurati in onore della dea tra cimbali tintinnanti e fumi d'incenso. Il pellegrinaggio a Montevergine costituisce la chiusura del ciclo festivo campano legato alla stagione calda, aperto idealmente dal pellegrinaggio del Lunedì in Albis al santuario della Madonna dell'Arco che sorge anch'esso sui resti di un tempio di Cibale. Le feste, entrambi equizionali, di Madonna dell'Arco e di Montevergine, sono da secoli i due poli spaziali e calendariali attorno ai quali ruota l'asse festivo di una larga parte della Campania. Tra questi due poli si sgrana, come un rosario, la lunga fila delle altre Madonne, che costituiscono tutte, pur tradotta in termini cristiani, la stratificazione delle culture greca e italiche che hanno calpestato il suolo della Magna Grecia e che rendono il Mezzoggiorno così ricco di antichi umori mediterranei. Quegli umori che affiorano con perturbante arcaismo a Pagani, tra Salerno e Napoli, in occasione della festa della Madonna delle Galline, quando la statua della Vergine, della Parthenos cristiana, viene portata in processione coperta da centinaia di volatili, in un atmosfera che sembra ricordare i rituali delle antiche dee delle profondità della terra: la nera Ecate, signora della notte e la misteriosa Persefone. Simboli della circolarità che ordina le stagioni dell'anno e quelle della vita. E ancora la grande ombra di Hera sembra riaffiorare nel culto di Santa Maria del Granato a Capaccio, il paese fondato dai profughi di Paestum per sfuggire alle incursioni saracene intorno al IX secolo. L'immagine della Vergine scintillante di diademi mentre regge il granato -nome dialettale del melograno- ricorda infatti in maniera impressionante il simulacro della dea assisa in trono del tempio meridionale di Paestum. E ancora oggi i devoti, in pellegrinaggio al Santuario, offrono alla Madonna dei melograni in segno di ringraziamento e di impetrazione.
Visita il Santuario di Montevergine Mamma Schiavona, la prima icona di Maria. Presentato ad Ospedaletto il video che sostiene l'ipotesi storico-artistica di Margherita Guarducci.
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